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Il soldato, in quanto tale, si trova al servizio della nazione ed è estraneo a ideologie e impegni di parte: i sentimenti che lo muovono sono amor di patria, attaccamento alla bandiera, culto della tradizione, spirito di corpo, dignità personale. Nella superiore vita morale implicita nella sua disciplina e nella sua abnegazione egli sente la patria come l'unità costante nel tempo e nello spazio da cui procede ogni esistenza individuale, e ad essa si consacra.
Noi tutti speriamo di non vedere ancora una volta la terra sconvolta da un conflitto generale, ma siamo certi che se tale prova venisse imposta ai popoli dalla irrecusabile storia, e qualunque sia la portata delle nuove armi, le virtù tradizionali del soldato sarebbero ancora necessarie.
Noi sappiamo che da ieri, e a ritroso nel tempo sino alle età più remote, la categoria del dovere militare accettato sino agli estremi limiti del patimento e del sacrificio creò un tipo umano da collocare sui sommi gradi nella scala dei valori; e se nelle generali trasformazioni che abbiamo sotto gli occhi quel tipo fosse destinato a scomparire, l'umanità ne sarebbe impoverita come dalla scomparsa di un'alta testimonianza dello spirito, consistente nel fare proprio interesse supremo un interesse trascendente la propria persona.
La Collana che l'editore Giovanni Volpe presenta « ai dissueti orecchi, ai pigri cuori, agli animi giacenti », mostra quali tempre si siano manifestate ieri fra i nostri combattenti di tutte le armi, sulla terra, nel mare, nel cielo.
« Perché la patria viva oggi si muore »: essi fecero proprio questo assoluto; e la patria vive di tali testimonianze, nelle quali i termini vittoria e sconfitta non sono che contingenze.