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Sul terrorismo israeliano

Categoria: politica internazionale
Produttore: Graphos

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Anno: 2004
Autore: AA.VV.
Pagine: 250

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Contenuto


È difficile che passi giorno senza che si sia invitati a ricordare che, oltre al­l'America di Bush, di Cheney, di Rumsfeld, di Abu Ghraib e di Guantana-mo, delle multinazionali vampiresche, delle mille e mille nefandezze perpe­trate in ogni angolo della terra, c'è un'altra America che non si rassegna, che protesta, che si oppone. È vero.
È altrettanto vero che lo stesso non si può dire di Israele, se non con molte riserve. Si obietterà: ma come, non c'è anche là gente che non si rassegna, che protesta, che si oppone?
È vero.
E quelle co­scienze che si rivoltano, anche se in numero limitatissimo, salvano l'onore del loro popolo. Sappiamo perfettamente che tra il refusenik e Ariel Sharon pas­sa un'incommensurabile differenza.
Il punto, tuttavia, non è questo.
Il punto è che, almeno sotto un profilo, il refusenik e Sharon sono sul mede­simo piano: l'uno e l'altro stanno là dove non dovrebbero stare.
Se è così, ciò accade come risultato di una politica che è stata, nonostante il suo inorpel-lamento in senso socialista, ma sarebbe meglio dire nazionalsocialista, sto­ricamente reazionaria nella premessa da cui partiva: l'inconsistente inter­pretazione dell'ebraismo come nazionalità.
L'attuazione di tale politica -perseguita per decenni, molto prima di Sharon, con l'inganno, il ricatto, la prepotenza, la violenza, l'oppressione, e sempre in un'atmosfera di intolle­rabile ipocrisia - ha implicato come conseguenza necessaria e puntualmen­te prevista una guerra di stampo razziale e la catastrofe di quella che era, e in qualche misura rimane ancora oggi, la frazione del popolo arabo più laica, dunque più refrattaria alle suggestioni del fondamentalismo religioso.
Il perseguimento di una linea di questo tipo è stato reso possibile, special­mente dopo la guerra del 1967, solo dalla capacità dell'ebraismo americano, il più numeroso del mondo, di condizionare dall'interno, grazie al proprio ingentissimo peso economico e sociale, la politica di Washington. Altrettanto efficaci sono state la multiforme rete protettiva stesa intorno allo Stato sio­nista dalle comunità ebraiche del mondo intero e - elemento essenziale, ieri e oggi, di manipolazione dell'opinione pubblica - l'aureola di intoccabilità creata intorno all'ebraismo dall'imposizione come indiscutibile verità stori­ca di una visione radicalmente falsata dei fini, delle modalità e dei costi umani dell'infame persecuzione di cui si macchiò l'antisemitismo hitleriano.
Oggi, in Europa e fuori d'Europa, un'opinione pubblica esente nella sua grande maggioranza da ogni preconcetta ostilità al sionismo è, giorno dopo giorno, indotta a chiedersi in che cosa la condizione del popolo palestinese sia diversa da quella dei polacchi sotto il tallone di ferro del nazismo.






 
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