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Lettere

Categoria: Vaticano II
Produttore: Volpe

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Anno: 1969
Autore: De Nantes G.
Pagine: 215

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Contenuto

Il padre de Nantes è nato a Tolone ìi 3 aprile 1924. Figlio di un ufficiale di marina, fu ordinato sacerdote nel marzo del 1948 e per una dozzina d'anni fu professore di teologia e di filosofia.
Poi, a sua domanda, divenne curato di cam­pagna a Villemaure, un villaggio con me­no di seicento abitanti, nella diocesi di Troyes (Settembre 1958), e si occupò di tre parrocchie abbandonate fino al 1963.
Parallelamente al suo sacerdozio, svilup­pò una azione in profondità, religiosa e politica, attraverso le sue « Lettere ai miei amici » scritte di tanto in tanto e nelle quali esprimeva le sue idee anti­conformiste e tradizionaliste. Le sue pre­se di posizione nazionaliste, al tempo della guerra di Algeria, gli valsero un attacco dell'Humanité nel 1962 ed una perquisizione di polizia seguita da una diffida.
Fu allora difeso dal suo Vescovo, Mons. Le Couédic; tuttavia questi gli diede torto, rimproverando all'uomo di Chiesa di mettersi contro il potere poli­tico.
Da allora, scrive Padre Georges de Nantes, « tutto ciò che milita a favo­re della Rivoluzione non cessò di chie­dervi l'allontanamento del "parroco OAS" da Villemaur.
Questa camicia di Nesso, io l'ho portata dolorosamente, ammire­volmente sostenuto dai miei parrocchia­ni e a lungo anche da Voi, fino a quel­l'I I Marzo 1963 in cui ricevetti il Vostro ordine di abbandonare la parrocchia nel più breve   tempo  possibile.
Strana  coincìdenza: quella stessa mattina, il colon­nello Bastien-Thiry dava la vita per la Francia. Bisognava che tacessero i testi­moni della verità, fino a! più umile!
La mia coscienza mi è testimone che in quelle ore tragiche io non ho man­cato', per quanto mi sia costato, al mio dovere di sacerdote di Gesù Cri­sto; » fletterà al suo Vescovo, 19-12-1965).
Privato del suo incarico e rifu­giato, con la comunità da lui fondata, a Saint-Parres les Vaudes, nell'Aube, egli proseguì il suo combattimento animato da un alto senso mistico e da uno spiri­to patriottico vivissimo. Questo malgrado che la Gerarchia gli abbia inflitto la « Suspensio a dìvimis ».
Criticando violen­temente il Concilio, egli accusa gli inno­vatori di « cambiare la Chiesa in un po­polo senza fede definita, senza vitalità sacramentale, senza forza morale, un po­polo che ben presto non avrà più sacer­doti né suore, né monaci né missionari, né convertiti né difensori animati da fe­deltà esclusiva ed assoluta. »
Taluni lo hanno paragonato a Lamennais, un La-mennais alla rovescia, in certo senso, e forse non senza ragione. Non è un « riformatore » poiché difende, al contra­rio, la tradizione, ma c'è in fui quel soffio possente che esaltò un tempo l'autore delle « Paroies d'un croyant ».

 




 
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